STORIE PORNO
STORIE PORNO
I migliori racconti porno
amatoriali online!!
una cognata perbenefotografia che passione...Una lettera d'amore e fantasial insaziabile martinaLa voglia nascosta di Francescamia cognataUna serata da ricordareLa madre del mio amico
Nick: Password:

Pubblica la tua storia!
CLICCA QUI!!
Iscriviti alla newsletter!



Per ricevere tutte le nuove storie!!

DOPOCENA CON POKER
Scritta da: IL MARITO DI BARBARA (6)

febbraio 1997, dal diario di un medico
Lei è Barbara, mia moglie. È una ragazza, anzi una donna tranquilla , di ottima presenza e un po’ riservata: vestiti eleganti ma anche casual, capelli scuri e mossi che arrivano alle spalle, poco trucco. La sua vita è scandita dal suo lavoro di istruttrice sportiva, dalla piscina, da uscite con gli amici. Siamo sposati da due anni, i nostri rapporti sono sempre stati tranquilli e soddisfacenti. Anche sessualmente c'e' stata intesa fin dai primi contatti quando stammo insieme per la prima volta, 3 anni fa.
Da qualche tempo si è fatta più audace. Insomma, non che viviamo amplessi da film porno, le cose sono rimaste giocose ma entro certi limiti, ma è cambiato il suo modo di muoversi, il tono della voce, la luce nei suoi occhi.
Ma, per andare con ordine, dobbiamo risalire un pò indietro nel tempo. Fin dall’adolescenza, ho il vizio del gioco. Ho iniziato con qualche piccola scommessa ai cavalli, poi man mano che aumentavano le mie disponibilità economiche, sono passato ai casinò, e a puntate sempre più alte. Ho rischiato parecchio, anche se, data la mia posizione economica, me lo posso permettere. Alcune volte ho vinto, altre perso. Ma, con il passare del tempo, mi rendo conto che, ad attrarmi, non è tanto la speranza della vincita, quanto il rischio, la paura di perdere. Ho letto da qualche parte che le vertigini non sono terrore del vuoto, ma piuttosto desiderio di buttarsi.
Ecco, io sono attratto dall’abisso, dalla posta che diventa sempre più alta.
Un brivido mi è corso lungo la schiena quando ho rischiato di perdere il mio fuoristrada, durante una serata in una bisca clandestina.
Anche l'ingegner Saccani ha il mio stesso vizio, ed è per questo che siamo diventati, se non amici, almeno assidui. Saccani è il responsabile di filiale di una multinazionale ma si occupa anche di sport attraverso sponsorizzazioni di squadre a livello nazionale. Un toscano che si è trasferito qui da noi ed abita, con la moglie e la sorella di lei, in un casale nella campagna circostante. È un uomo bizzarro, un esteta raffinato. Pochi hanno visto la sua casa. In paese si parla di feste particolari con sconosciuti, di un via vai di gente venuta da chissà dove. Ma soprattutto si vocifera della Stanza di Cuoio, che, a quanto ho capito, è una camera arredata per ogni tipo di gioco.
Fu lui, dopo aver conosciuto Barbara ad una cena della squadra di pallanuoto di cui io e lei siamo consiglieri, a farmi la proposta. Ed io confesso che, in un certo senso, me lo aspettavo. Mi propose una partita a poker, e la posta in palio sarebbe stata una notte con Barbara, nella Stanza di Cuoio.
“E poi?”balbettai come un pesce lesso.
“Una notte con lei, nel caso vincessi io. Starà a mia disposizione, secondo l’estro del momento”.
Se perderò avrà a disposizione il finanziamento per la squadra che ho già promesso più la stessa cifra che potrai spendere solo per tua moglie.
“L’estro del momento…”mi ha sempre fatto ridere questo Saccani che parla come un libro stampato.
“E sarebbe?”
Ma intanto sapevo che, qualunque cosa mi avesse risposto, avrei trovato il modo di convincere mia moglie.
“Dipende, si vedrà, potrei anche non fare nulla, oppure…”
“Oppure?”
“Non preoccuparti, mi piace far star bene le donne!”
Ha accettato. E mi sono stupito di non aver nemmeno faticato molto a convincerla.
Si è preparata come una scolaretta per il ballo delle debuttanti. Minigonna appena sopra il ginocchio, giacca nera e top bianco. L’unica cosa provocante erano un paio di stivali neri con una piccola cerniera. Li aveva comprati qualche mese prima, ma fino ad ora osava indossarli solo con i jeans.
Quando il cancello automatico si è chiuso dietro di noi senza fare rumore, siamo scesi dalla macchina. Con nostra sorpresa ci ha aperto una donna di mezza età in grembiule , piccoletta, i capelli raccolti a crocchia.
“L'ingegnere vi aspetta in sala da pranzo” ha detto con accento toscano “date a me i cappotti”
Ricordo che sono rimasto stupito nel trovarmi in una normale casa di campagna, con soffitti alti, pareti in pietra viva e un armadio settecentesco alla parete. Ma che mi aspettavo!
Saccani ci attendeva seduto su un divano a qualche metro dalla tavola.
“Accomodatevi!, Sandra ci servirà la cena”
Fece sedere mia moglie a capo tavola. Lei tenne gli occhi bassi per tutto il tempo, mentre lui la fissava, a volte insistente, versandole l’acqua.
Sinceramente non capisco tuttora cosa ci trovino le donne in quest’uomo non molto alto, biondiccio, con gli occhi slavati e la pelle chiara. Malgrado tutto, non rivolse mai la parola, a Barbara, come fosse stata un oggetto.
Io cercavo di capire se ci fossero altre persone in casa, oltre alla domestica che entrava a portare via i piatti. Non sentivo rumori, se non il tic tac ritmico della grande pendola appoggiata alla parete . La casa sembrava disabitata. Ma avevo la netta sensazione che non fosse così.
Dalle finestre non riuscivo a scorgere l’esterno tanto era buio ed i vetri un po’ appannati.
La pendola segnava le dieci e trenta quando siamo passati nella stanza a fianco, per sederci al tavolo da gioco, coperto da un panno verde
Barbara fece per prendere una sedia e accomodarsi accanto a noi, ma Saccani, le fece segno di no, sarebbe rimasta in piedi vicino al tavolo. Ha dettato le regole: cinque mani cinque indumenti a scelta, più una finale, la decisiva che sarebbe toccato a me scegliere se disputare o no.
Vince la prima, Barbara si toglie la giacca.La seconda vinco io e non le faccio levare nulla.
Ho il sospetto che mi abbia fatto vincere apposta. Barbara sembra un po’ rilassata, cerca di sorridere. Tocca a me, ora, ho buone carte. Gioco il top. L’ingegnere rilancia: top e gonna.
Vince lui.Mia moglie si lascia sfilare il top. Lui si alza e le gira intorno, da dietro è alto quasi come lei. Le sfila la gonna.
Oh cazzo! ma si è messa l’intimo chiaro e i collant. Cioè non che stia male, ma con coulotte e reggiseno accollato, di pizzo bianco, sembra una sedicenne.
Saccani ha un sorriso a mezza bocca. Si accende un sigaro, mi offre da bere. Barbara evidentemente in imbarazzo, con addosso gli occhiali, non sa dove mettere le mani. Si strofina le cosce nervosamente. Non riesce a stare ferma. Si appoggia prima su un piede, poi su un altro. Il mio avversario non la degna di uno sguardo, come se non ci fosse, inizia a parlarmi degli ultimi investimenti dell’azienda.
Riprendiamo. Vinco io, può tenere il reggiseno.La quarta mano è pesante. Perdo. Saccani fissa Barbara che non sa cosa fare. Lui fa un cenno con la testa. Mia moglie armeggia con la chiusura del reggiseno, evidentemente le tremano un po’ le mani, perché fatica a slacciarlo. Lui continua a sorridere, con le labbra sottili chiuse, quasi uno sfrego sul suo viso, ma non abbassa lo sguardo.
Finalmente riesce a levarsi il reggiseno, lei che nemmeno in spiaggia ha mai osato un topless.
Si limita a slacciarlo ma solo quando è stesa sulla sabbia sulla pancia, liberando un pò di chiappe dal tessuto del costume da bagno.
Continua a tenere l’indumento in mano, quasi non sapesse dove appoggiarlo.
Saccani schiocca la lingua, osservando il suo seno che sboccia, con il capezzolo roseo eretto, poi versa a me e a lui del gin. Barbara ha freddo, noto la pelle d’oca su tutte e due le braccia, che adesso si strofina.
Continuo a domandarmi se siamo soli in casa. Oltre la porta a vetri in fondo al corridoio, dietro la quale filtra una luce rosata, mi è parso di scorgere delle ombre. C’è silenzio assoluto.
Ho carte discrete, provo a cambiarne due. Lei sembra un po’ più rilassata. Saccani mi guarda con i suoi occhi slavati. Ha le dita lunghe, bianche e sottili. È imperturbabile, io arrischio un rilancio, oltre i collant anche gli slip. Lui tace, poi chiede di vedere le carte. E vince.
Apre il sorriso quando vede mia moglie armeggiare con la lampo degli stivali. Le fa cenno che si può sedere per sfilare i collant. Lei, le guance sudate, li toglie impacciata.
E resta nuda. Lui non parla. Le indica gli stivali e le dice di infilarseli, poi con l’indice le fa cenno di alzarsi in piedi. Obbedisce. Sempre con la mano le ordina di girare su se stessa; lei fa un po’ fatica a reggersi sui tacchi, ma ha acquistato sicurezza: ci volta la schiena, vuole sembrare civettuola. Sculetta.
Adesso è la volta della mano decisiva. Mi sono capitati, tre jack, un re e un asso. Mia moglie sta lì, nuda in piedi davanti a noi. Potrei, lasciare, farla rivestire e riportarla a casa. Mi affaccio sull’abisso. La vertigine? È il desiderio di cadere. Cambio due carte,vince lui.
Ricordo gli occhi di mia moglie quando si è voltata, mentre, per mano, veniva condotta verso la Stanza di Cuoio.
Sono rimasto solo nella saletta da gioco, c’era ancora l’odore del sigaro di Saccani. Sandra, la domestica, mi ha accompagnato attraverso il corridoio fino all’armadio con gli stucchi dorati per prendere il cappotto. Ho visto quello di Barbara appeso a fianco al mio.
Sono passati alcune settimane, ora è aprile e le giornate sono più lunghe. Non ho mai fatto parola a Barbara della serata, un patto tacito fra noi. Lei sembra aver dimenticato, la sua vita ha ripreso i normali ritmi di sempre. Sono io che, non mi dò pace. Indago in fondo ai suoi occhi, per capire da dove viene quella strana luce. Come se ci fosse un ricordo di qualcosa che abbia saziato una voragine.

COMMENTALA NELLA NOSTRA CHAT PORNO
MAGARI TROVI ANCHE L'AUTORE DELLA STORIA!


Eccitometro (Numero di voti: 1897): 7.18 Commenti (17)

Quanto ti ha eccitato questa storia??!!
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10